La Biblioteca Civica di Verona ha sempre raccolto documenti, manoscritti e libri utili a raccontare la storia della città e del suo territorio. Da alcune tracce è talvolta possibile ricostruire la provenienza di questi documenti, a suo tempo prodotti, conservati o reimpiegati in archivi o biblioteche di antichi enti religiosi e di nobili famiglie, qui depositati a seguito di soppressioni degli stessi enti o giunti per donazione o acquisto.
Per esempio, da brevi annotazioni o segnature che riportano l’originaria collocazione del volume in cui era stato reimpiegato il documento è possibile ricostruirne il percorso, come si può vedere nel caso di un quaderno di passionario reimpiegato per realizzare la copertina di un incunabolo della biblioteca del marchese Paolino Gianfilippi o nel frammento di un testo biblico (Epistolae), utilizzato per ricoprire un registro di imbreviature dell’Archivio del monastero di Santa Maria in Organo. In altri casi è invece il contenuto stesso del documento a darci indicazioni probabili della sua provenienza, come la pergamena in cui sono riportate alcune testimonianze rilasciate nel corso di un processo in cui era coinvolto il monastero di San Zeno.
Il frammento, costituito da una sola carta, contiene alcune passiones, ovvero la narrazione dei patimenti subiti dai santi: la parte finale della Passio Sancte Theclae (BHL ns 8020-8025) e l’incipit della Passio sanctorum Iustine et Cipriani et Theogniti mar(tyris) (BHL ns 2047 e 2048b). Poiché si tratta di santi celebrati nel calendario rispettivamente il 23 e 26 settembre, si presuppone si trattasse di un passionario ordinato secondo questa sequenza.
Le iscrizioni poste nello spazio destinato al dorso del volume ci informano che questo frammento di codice venne reimpiegato per realizzare la coperta di un’opera di Bernardino de’ Busti edita a Milano nel 1492, che si può riconoscere nell’Officium immaculate Conceptionis gloriose virginis Marie, stampato appunto in quella data dal tipografo milanese Ulderico Scinzenzeler. Associando questa informazione alle cifre 34 e 291 che si leggono nella stessa posizione della pergamena, si può identificare questo incunabolo in quello della libreria del marchese Paolino Gianfilippi, acquisita dal Comune di Verona nel 1847 per la Biblioteca Civica, dove è attualmente conservata. Queste due cifre corrispondono infatti alla collocazione originaria del volume nella libreria Gianfilippi, che troviamo riportata in un’annotazione sui risguardi originali (c. IIv: «P / Scanzia IV / Numero 34»), e al numero di catena dell’inventario della stessa biblioteca, realizzato all’inizio del XIX secolo (ms 3198.2, Editiones saec. XV, p. 29: «291. Busti (Bernardini) Sermones sine nota loci (seu putatur Mediolani) per Uldericum Seinzenzeler 1492, in 4°») con la stima di 6 lire.
Frammento di Nuovo testamento o di un testo liturgico con la prima epistola di San Paolo ai Corinzi. Poiché il testo non è continuo (riporta l’epistola da 6,2 a 7,14 e da 9,25 a 11,5), si deve supporre che questo quaterno ne contenesse un altro scomparso.
Il frammento di codice proviene dal monastero di Santa Maria in Organo, dove era stato reimpiegato come coperta per un libro di imbreviature (cioè di minute di atti notarili) datato al 1390. Venne riconosciuto e tolto da questa collocazione probabilmente alla fine del XIX o agli inizi del XX secolo, quando l’archivio del monastero era conservato negli Antichi Archivi Veronesi annessi alla Biblioteca Civica, come riporta appunto una annotazione a matita: “Santa Maria in Organo, Liber imbreviaturarum 1390”.
Il documento, mutilo nella parte iniziale, riporta le testimonianze raccolte in un’udienza tenuta dal giudice Bartolomeo 000000 nel palazzo del Comune di Verona il 17 febbraio 1221 per definire l’effettivo assolvimento di un debito contratto da tale Giovanni da Castelnuovo dell’Abate (oggi Castelnuovo sul Garda) nei confronti del monastero di San Zeno.
Il documento è redatto su due pergamene cucite tra di loro; almeno un’altra pergamena, andata perduta, riportava la prima parte del verbale. Le pergamene non riportano annotazioni archivistiche relative alla provenienza, ma il contenuto rimanda sicuramente all’archivio del monastero di San Zeno.